sabato , 4 aprile 2020
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Una nuovissima ricerca sulla denatalità certifica che le Marche sono ai minimi nazionali: 1, 25 figli per donna

È stata presentata ieri mattina, ad Ancona, la ricerca “Le famiglie nelle Marche tra crisi e mutamenti. Propensioni, esperienze e differenze territoriali nelle scelte riproduttive dei marchigiani” i cui risultati preliminari evidenziano che, secondo le parole del professor Guido Maggioni, dell’Università di Urbino, “sul piano demografico, la Regione Marche, insieme alle regioni dell’Italia centrale, si caratterizza per un tasso di fecondità particolarmente basso, inferiore alla media nazionale (nel 2018 si registra un tasso di fecondità pari a 1,25 figli per donna rispetto a una media nazionale dell’1,32). Questo certifica una situazione problematica e non si può ignorare che siamo lontanissimi dal ricambio delle generazioni assicurato, nelle attuali condizioni di mortalità, da un tasso di fecondità di poco superiore a 2 figli per donna”.

Il progetto di ricerca è stato promosso dal Forum delle Associazioni Familiari delle Marche e finanziato dal Consiglio regionale delle Marche. L’analisi è stata condotta dal Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi su Famiglie, Infanzia e Adolescenza (CIRSFIA) e dal Dipartimento di Economia, Società, Politica (DESP) dell’Università di Urbino Carlo Bo. Il coordinamento scientifico del gruppo di lavoro è stato assicurato dai professori Guido Maggioni e Eduardo Barberis che hanno supervisionato il lavoro di ricerca dei dottori Nico Bazzoli e Isabella Quadrelli. Il lavoro si è inoltre avvalso del supporto degli studenti Martina Morbidi e Natale Barboni; alla conferenza stampa erano presenti anche  il presidente del Forum per la provincia di Pesaro e Urbino, Gianluigi Storti, e Franco De Felice, membro del direttivo del Forum Marche.

Il presidente del Forum delle Associazioni Familiari delle Marche, Paolo Perticaroli ha sottolineato come la “ricerca nasce dall’esigenza di prendere in esame in maniera seria il problema della denatalità. Il Forum della Associazioni Familiari, a livello nazionale, sta portando avanti la battaglia per l’assegno unico per ogni figlio, fino ai 26 anni, perché i figli sono una ricchezza per tutta la società e non solo per le loro famiglie. A livello locale la nostra regione vede un prevalere della popolazione anziana e questa situazione, in futuro, creerà problemi in ambito lavorativo e nell’organizzazione dei servizi: occorrono interventi strutturali e non legati alla provvisorietà. Tutti i dati della ricerca saranno oggetto di studio e di elaborazione da parte della società civile e della politica nella conferenza regionale sulla famiglia, che si terrà a Senigallia il prossimo 8 febbraio”. Antonio Mastrovincenzo, presidente del Consiglio regionale, ha spiegato che “a livello regionale si sentiva la necessità di fare un’indagine seria sulla denatalità. La Regione ha una legge specifica sulla famiglia, a favore della quale sono erogati diversi contributi, e si sta impegnando attivamente sul potenziamento degli asili nidi”.

Ritornando alla ricerca, Maggioni ha rilevato che “le Marche nel periodo 2013-2017 si collocano al secondo posto per calo delle nascite (-15%), precedute nel record negativo solo dall’Umbria (-17%). Nel 2018 il tasso di natalità più basso si riscontra nella provincia di Ascoli Piceno (6,3 nuovi nati per mille abitanti), anche se i cali più consistenti rispetto al 2008 si registrano nelle province di Ancona e di Pesaro-Urbino”. Ma quali sono le cause di questo preoccupante stato di cose? Per Maggioni “il declino demografico della Regione, così come quello registrato a livello nazionale, sono il risultato di andamenti di lungo periodo (invecchiamento della popolazione, contrazione della quota di popolazione in età fertile) e di fattori contestuali. A tale riguardo, la crisi economica avviata nel 2008 ha contribuito ad aggravare alcune tendenze già in atto. Nelle trasformazioni delle famiglie pesa in modo considerevole il procrastinarsi dell’età nella quale si acquisisce indipendenza dal nucleo di origine. Questo, inoltre, incide sulla formazione di nuove famiglie e presenta relazioni sia con l’andamento delle nascite che con i livelli di fecondità”. Inoltre “le regioni del Centro Italia presentano il calendario delle nascite maggiormente posticipato e le Marche si attestano sul medesimo livello dell’aggregato centroitaliano con 32,3 anni (32,7 nella provincia di Ascoli Piceno). A ciò si aggiunge un generale peggioramento delle condizioni economiche delle famiglie. Nelle Marche, la povertà relativa individuale è cresciuta negli ultimi anni arrivando a livelli superiori a quelli medi del Centro Italia: nel 2018 l’incidenza tra i marchigiani è del 13,5% mentre la media nelle regioni centrali è del 10,5%”. Un altro parametro che influenza negativamente le scelte di fecondità è, secondo il professore, “il problema della conciliazione tra famiglia e lavoro. Tuttavia, i servizi per la prima infanzia anche se disponibili sul territorio risultano di difficile accesso a causa del costo elevato delle rette che incide fortemente sui budget familiari. Anche la scarsa flessibilità in ambito lavorativo rende difficoltosa la gestione della vita quotidiana delle famiglie”.

Nel video il servizio del Tgr Marche andato in onda nell’edizione delle 19.30 del 9 dicembre 2019.