sabato , 15 dicembre 2018
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Da oggi al 25 maggio i camion vela contro l’aborto della campagna ProVita nella nostra Regione

Per tutta la settimana, da oggi fino al 25 maggio, la nostra Regione sarà percorsa dai camion vela allestiti dalla associazione ProVita Onlus, che vogliono ricordare il fallimento della legge 194 sull’aborto, a quarant’anni dalla sua introduzione in Italia.

Le “vele” toccheranno le città di Ancona, Loreto, Castelfidardo, Osimo, Jesi, Fabriano, Senigallia, Macerata, P. Recanati, Cingoli, Apiro, Ascoli Piceno.

L’iniziativa è stata resa possibile anche grazie all’adesione alla campagna nazionale da parte di associazioni di volontariato locali e di alcuni circoli politici.

 

Per spiegare meglio il senso di questa campagna riportiamo il discorso del dottor Roberto Festa, medico, volontario del CAV di Loreto, vicepresidente del Forum delle associazioni familiari delle Marche, che è stato invitato a parlare il 19 maggio ad Ancona dal Popolo della Famiglia, che presentava la campagna di ProVita Onlus.

“Buongiorno e ben trovati.

Come è noto, abbiamo da poco celebrato il quarantesimo anniversario della morte violenta di Aldo Moro. Appena due settimane dopo quel tragico 9 maggio 1978, precisamente il 22 maggio, la Repubblica italiana promulgava la famosa (o famigerata o infame) legge 194, che ha consentito per via legale la morte violenta di circa 6 milioni di bambini non nati.

Aldo Moro scriveva: ‘Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere’.

A distanza di 40 anni possiamo tristemente dire che Aldo Moro aveva ragione: questo nuovo senso del dovere non è nato, anzi è stato soffocato sul nascere insieme con le fragili vite di 6 milioni di nascituri.

Infatti quale dovere più universale ed assoluto, più elementare e fondamentale può esistere di quello per cui un padre ed una madre custodiscono i propri figli?

E invece questo dovere, contro ogni logica e senso di natura, contro ogni solidarietà umana e senso di giustizia, è stato radicalmente negato, asserendo al suo posto l’inesistente, surreale, (diabolico?) diritto ad abortire il proprio figlio.

Il frutto di questo principio di morte, dopo 40 anni, è quasi del tutto maturo: l’Italia appare un paese demograficamente, socialmente, moralmente ed economicamente in inarrestabile declino.

Questa campagna nazionale su camion vela nel quarantesimo anniversario della legalizzazione dell’aborto in Italia si pone tra due eventi molto significativi: la marcia per la vita del 19 maggio a Roma e il referendum costituzionale contro la tutela del concepito in Irlanda il 25 maggio.

L’aborto procurato è di gran lunga la prima e più importante causa di morte in Italia; l’aborto procurato era e resta, secondo le parole del Premio Nobel per la pace del 1979, ‘il più grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla’.

L’aborto procurato in Italia, denominato interruzione volontaria di gravidanza, è anche la più grande fake news che si possa concepire: quando un medico firma il documento per l’ivg, sta dichiarando, come recita la legge, che ha constatato le circostanze che determinano un rischio grave per la salute della donna incinta. Niente di più falso! Una tragica bufala!

Lo abbiamo sempre saputo e oggi dopo 40 anni di aborto legale è ampiamente dimostrato che la gravidanza, salvo ovviamente i casi di malattia della gravidanza stessa, mai, mai la gravidanza rappresenta un rischio per la salute che richieda di essere prevenuto con l’aborto. Anzi è vero l’esatto contrario: non si ha notizia di donne pentite di aver dato alla luce il proprio bambino, mentre sono innumerevoli le donne amaramente pentite e spesso ammalatesi per aver abortito volontariamente.

Per questo mi rivolgo ai medici, agli infermieri, agli OSS, ai farmacisti e a tutti gli operatori in qualunque modo coinvolti: fate obiezione di coscienza! Ognuno di noi ha il diritto legale ed il dovere morale, e a ben guardare anche deontologico, di fare obiezione di coscienza.

Amiamoli entrambi! Salviamo il bambino e la sua mamma.

Concludo però con un messaggio meraviglioso alle donne e alle mamme, non sono parole mie ma devono anche ricordarci che ci sono tante persone ed associazioni, a cominciare dai Centri di aiuto alla vita presenti in numerose città, che sono sempre pronte a dare una mano.

‘Ad ogni donna in gravidanza desidero chiedere con affetto:

Abbi cura della tua gioia, che nulla ti tolga la gioia interiore della maternità.

Quel bambino merita la tua gioia. Non permettere che le paure, le preoccupazioni, i commenti altrui o i problemi spengano la felicità di essere strumento di Dio per portare al mondo una nuova vita.

Occupati di quello che c’è da fare o preparare, ma senza ossessionarti, e loda come Maria: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva» (Lc 1,46-48).

Vivi con sereno entusiasmo in mezzo ai tuoi disagi, e prega il Signore che custodisca la tua gioia perché tu possa trasmetterla al tuo bambino”. (Papa Francesco, in Amoris Laetitia, n. 171)

Nella foto: il camion vela posizionato all’ingresso nord della città di Loreto.