martedì , 18 febbraio 2020
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Denatalità in Regione, invertire la tendenza è possibile: dalla Conferenza di Senigallia analisi e proposte

L’obiettivo della prima Conferenza Regionale per la Famiglia, che si è svolta a Senigallia lo scorso 8 febbraio, sul tema della “Denatalità – Un’emergenza che interroga la politica”, quello di mettere insieme tutte le realtà che operano a favore della famiglia, è stato sicuramente raggiunto. Ora si tratterà di vedere se le riflessioni e le proposte emerse si tradurranno in un cambiamento culturale e di politiche regionali perché come, ha dichiarato Paolo Perticaroli, presidente del Forum delle Associazioni Familiari delle Marche, “il presente e il futuro della famiglia non sono uno dei temi sul tavolo: per le implicazioni che essi hanno sulla sostenibilità del sistema sociale e previdenziale devono essere considerati, oggi, ‘il’ tema principale dell’agenda regionale”. Per questo, nel suo intervento conclusivo, Perticaroli ha annunciato che in vista delle prossime elezioni politiche regionali “presenteremo a tutti i candidati le nostre proposte per una politica familiare diversa”: non si tratta di obbligare nessuno, ma di invitare i futuri amministratori a capire che la famiglia va trattata non come “un settore” ma come “un paradigma”, come ha ben sottolineato Giovanni Santarelli, dirigente Servizio Politiche Sociali della Regione Marche.

 

La mattina – La famiglia come risorsa: la necessità di un cambiamento culturale e le politiche integrate

La giornata, fortemente voluta dal Forum Marche e organizzata dalla Regione Marche in collaborazione con il comune di Senigallia e l’Anci Marche, è stata l’occasione per capire che prima di tutto la denatalità è un problema nella misura in cui indebolisce la famiglia, che è “un bene” e va trattata come “una risorsa”: un’idea, quella espressa da Loretta Bravi, assessore al Lavoro Istruzione Famiglia Formazione della Regione, condivisa anche dal presidente regionale Luca Ceriscioli, che ha ricordato come “noi abbiamo una storia finanziaria che ci obbliga a pagare il debito”, per cui il tema del sostegno alla famiglia “ha avuto molte enunciazioni e poca pratica. A livello regionale si fa un welfare di secondo livello per cui la spesa più significativa, 26 milioni su 47, è per i minori  fuori casa, seguita, per circa un terzo del totale, da quella per i nidi, infanzia e per la fascia 0 – 6 anni; quello che rimane è per iniziative a sostegno delle famiglie”. Sulla stessa linea Andrea Nobili, Garante dell’infanzia della Regione Marche, per il quale “occorre ripensare un sistema di welfare diverso, in cui pubblico e privato sociale si incontrino: anche la politica deve essere più integrata, uscendo da un’impostazione assistenziale e ripartitiva”. Le Marche dimostrano, anche con l’esperienza positiva di famiglie e comunità che accolgono i minori in difficoltà e più fragili, che “investire sul sociale e sulle famiglie significa, tra l’altro, spendere meno sul lungo periodo”. Per il sindaco di Senigallia e presidente regionale Anci, Maurizio Mangialardi, non si possono fare politiche a favore della famiglia con i bonus e gli una tantum: “occorrono politiche vere, con al centro il lavoro e la casa. Anche il nostro comune subisce un calo demografico e per questo abbiamo cercato di sostenere le famiglie attraverso investimenti negli asili nido e convenzioni con le scuole paritarie, perché riteniamo il rapporto con la scuola importante, la famiglia si costruisce anche lì”. Il vescovo di Senigallia, Franco Manenti, ha ricordato che siamo “di fronte a un’emergenza, bisogna agire in fretta, con sapienza e coraggio: la chiesa da lungo tempo coltiva la passione per la famiglia, attraverso i corsi di preparazione al matrimonio, l’accompagnamento nella crescita e nei momenti di difficoltà. Ma se è vero che ci siamo anche noi, lavorare in rete è la risposta”; concetto ripreso da Piero Coccia, arcivescovo di Pesaro e presidente della Conferenza episcopale marchigiana, per il quale “o ci salviamo insieme o affondiamo insieme. Come chiesa marchigiana cercheremo di fare la nostra parte” ma occorre, anche, tutti insieme, “ricostruire una cultura positiva e costruttiva della famiglia”. Il presidente nazionale del Forum delle Associazioni Familiari, Gigi De Palo, si è invece chiesto: “ma la famiglia interessa solo al mondo cattolico? All’associazionismo? In questo Paese abbiamo due petroli: la famiglia e il turismo. La famiglia ci fa risparmiare miliardi di euro ogni anno. Ricordiamoci che in futuro avremo la sanità a pagamento e non ci saranno più pensioni. Si faccia anche nelle Marche il ‘Patto x natalità’ che abbiamo proposto a livello nazionale, e che coinvolga tutti gli schieramenti politici. Togliamo l’alibi economico per non fare figli: a livello regionale si potrebbe introdurre il fattore famiglia e i comuni potrebbero avere più attenzione alle famiglie. Studi fatti dal professor Alessandro Rosina, per l’Istituto Toniolo, sui giovani tra 18 e 29 anni, dimostrano che i ragazzi sognano il lavoro, una famiglia, dei figli. Dobbiamo far capire la bellezza di fare figli: chi ha figli ha lo sguardo più lungo”.

 

I dati – Se oggi la situazione è preoccupante il futuro sarà peggio

“Nel 1960, in Italia, il tasso di fecondità, il numero medio di figli per donna, era di 2,41 figli per donna, nel 2000 era 1,45 oggi 1,32: nelle Marche siamo a 1,24”. I numeri presentati da Guido Maggioni, professore dell’Università di Urbino, che ha curato la ricerca “La Famiglia nelle Marche tra crisi e mutamenti”, proposta dal Forum delle Associazioni Familiari delle Marche e finanziata dal Consiglio regionale delle Marche, sono impietosi. Dal 2008 c’è stato un “crollo delle famiglie numerose e con due figli: i nati vivi nelle Marche sono stati nel 2018, 10.171 ovvero il 22,9% in meno rispetto al 2012 e il – 29,8% rispetto al 2008”. Maggioni ha sottolineato che la bassa fecondità è causata dalla “minore propensione ad avere figli e dal cambiamento nella popolazione, dato che già dagli anni ’70 del ‘900 sono nati meno bambini, cosa che oggi porta alla diminuzione delle potenziali mamme. C’è dunque una questione culturale, dato che le generazioni degli ultimi anni sono centrate sull’io e la realizzazione personale, ma servono anche politiche concrete e attive: le famiglie che abbiamo intervistato dicono che è il contesto della vita che deve essere più favorevole ad avere figli”. Isabella Quadrelli, che ha collaborato alla medesima ricerca, ha intervistato 80 famiglie e i direttori d’ambito sociale delle Marche e ha rilevato che la richiesta più pressante è stata quella di “congedi, servizi per la prima infanzia e contributi”: se è vero che la “rete parentale è fondamentale e fa la differenza, i genitori vogliono del tempo per la cura diretta dei figli. Le difficoltà maggiore che trovano, infatti, è quella dell’organizzazione del lavoro e i problemi più grandi sono delle madri (come il diritto all’allattamento e il congedo facoltativo) che chiedono una maggiore flessibilità”. A ricordare a tutti quanto la denatalità sia veramente un’emergenza, è stata Sabrina Prati, Dirigente del Servizio statistiche demografiche dell’Istat, che ha evidenziato il “debito demografico dell’Italia. Nel 2019 ci sono 173 anziani ogni 100 giovani, nel 2050 ci saranno 284 anziani ogni 100 giovani. Da qui a trent’anni la popolazione diminuirà di sei milioni di persone in età lavorativa, di 2 milioni in totale, la popolazione studentesca calerà di un quarto. Lo squilibrio ci sarà sicuramente: cosa fare allora? La famiglia corre rischi enormi, i figli unici si troveranno a gestire persone anziane; è ripresa l’emigrazione di italiani all’estero, spesso giovani laureati, noi non attraiamo nessuno, perdiamo solo. A questo punto la partita si gioca molto sulla valorizzazione del capitale umano: occorre una formazione continua dei giovani, all’altezza delle sfide”.

 

Pomeriggio – Proposte e buone prassi

Dopo i dati allarmanti della mattina, il pomeriggio è stato dedicato ai racconti di ciò che si potrebbe fare e che, in alcuni casi è stato fatto. Come è successo a San Mauro Pascoli dove Luca Piscaglia, consulente del lavoro, si è impegnato per un cambiamento dell’organizzazione lavorativa e dei servizi del paese dove non andavano più a lavorare giovani e donne con grave rischio per le locali aziende di calzature. Gli imprenditori hanno cambiato l’orario di lavoro, il sindaco quello delle scuole e degli autobus e si è creato un circolo virtuoso che ha fatto invertire la tendenza e ha reso attrattivo il paese. Simone Papini, dell’Associazione nazionale Famiglie Numerose, si è presentato con moglie e quattro figli, “i quali sanno – ha riferito – che non possiamo dare tutto, solo l’essenziale. Noi abbiamo imparato tanto dai bambini, soprattutto che la felicità viene dalla condivisione. Noi abbiamo scelto di avere quattro figli e dobbiamo fare la nostra parte, ma anche la politica deve fare la sua”. Per Ilaria Ramazzotti, assessore alle Pari opportunità di Senigallia, “abbiamo creato un mondo così poco sicuro che abbiamo tolto il sogno dei figli alle donne” e Manuela Bora, assessore alle Attività produttive e Pari opportunità della Regione, ha ricordato che “dobbiamo fare un passo avanti e dividere le responsabilità tra gli uomini e le donne”. L’assessore Bravi ha sottolineato che nella spesa sociale della Regione “eravamo mossi da urgenze e abbiamo investito in nidi, trasporti, anziani, centri estivi e altro ancora; abbiamo riattivato il fondo per gli oratori e abbiamo investito nel sostegno alla biofertilità, all’affido e adozione, al sistema integrato 0 – 6 anni al Dopodinoi e al Network family, che deve ancora partire. L’importante è muoversi con politiche mirate”. Gigi Gianola, ideatore della Corporate Family Responsibility, ha illustrato questo nuovo indicatore, sviluppato con l’Università degli studi di Bergamo, che serve per vedere quanto un’azienda favorisce la vita familiare, partendo dal concetto che “se il lavoratore sta bene, sicuramente lavora meglio. Molte aziende muoiono perché perdono la propria identità, i valori, mentre per avere successo è necessario mettere le persone al centro. La politica potrebbe appoggiare questo cambiamento valorizzando le aziende con un CFR alto”. Stefania Ridolfi, del Forum della Associazioni Familiari nazionale, ha lanciato l’idea di “superare il quoziente familiare per approdare al fattore famiglia” e ha annunciato che il Forum ha lanciato un bando per “premiare quelle aziende che favoriscono la conciliazione di famiglia e lavoro”. Secondo Cristiana Ilari, della Cisl Marche, “va superata l’idea della conciliazione per approdare a quelle di armonizzazione, bilanciamento e soprattutto condivisione. Occorre cambiare la cultura sindacale, aziendale e del lavoro perché il piccolo ma bello, che ha caratterizzato le nostre Marche, non può più bastare”. La pensa allo stesso modo Massimo Stronati, presidente della Confcooperative Marche, secondo il quale oggi “se non c’è rete, se non c’è cooperazione, le aziende piccole non funzionano. Servono dei percorsi per il lavoro, il welfare aziendale è importante per la formazione dei lavoratori e infine, chi lavora, vuole delle certezze dalla politica”. Giacomo Bramucci, presidente della Confcommercio Marche, ha ricordato che nel nostro Paese “il fervore della natalità è stato il fervore delle imprese, oggi, invece manca l’idea di immaginare il futuro come un mondo migliore. Si possono fare tante cose, noi cerchiamo di far capire alle imprese che migliorare la vita dei lavoratori migliora la produttività”. Secondo Graziano Sabbatini, presidente della Confartigianato imprese di Ancona – Pesaro e Urbino “l’imprenditore vuole che le persone che lavorano per lui siano felici e tranquille. Per esempio non c’è più un problema di discriminazione tra uomini e donne e il lavoro potrebbe essere equiparato se tutti insieme costruissimo un nuovo modello sociale, in cui, per dire, le aziende non dovessero avere un costo per la maternità”.

A moderare i lavori è stato, nel corso dell’intera giornata, Franco De Felice, membro del Direttivo del Forum Marche, mentre il pranzo è stato curato dall’Iis Alberghiero Panzini.